Farfalla

Divieto di essere un corpo.
Cancellazione nel ventre.
Furto su linee di liberazione.
Impasto di doni intrascurabili.
Totemiche figure assaltate
da istinto non convezionale,
si slacciano dal pesante odio
che perseguono accarezzandone i miti.
Figuranti ammaestrati,
in ginocchio, chiedono parola.
Un battito di istanti per riflettere
sul greve dogma che trascinano con gioia.
Brevi spazi lasciati per mania,
o per fatica di nascere sensibili,
si legano incerti a nuovi amori 
evocati dai sublimi cadaveri del domani.

Passi

Avere il coraggio delle proprie azioni
avendone la misura giusta per affrontarle,
ci si espone in quello che non si vede
in un terreno del tutto precostruito.
Camminare attraverso l'impossibile
delineando la congiunzioni dei punti;
per arrivare al codice della partenza,
per arrivare all'indice del non ritorno.
Cullati dal calore dell'abbandono
ripensiamo al mancato istinto,
così tanto bramato,
in gesta di un pensiero mai superato.
Lacrime per ricordare il piacere,
sorridere per donare tempo alle stagioni.

Filamenti

Del vuoto non ne permetto il rinnovo ,
ho pazienza, attendo ansiante, 
sospiro per vederne il fondo.
Come un ricordo, non ho lucidità, 
non ne nascondo le emozioni;
mi svuoto e galleggio con coscienza.
Resto bagnato dal battezzo,
le acque non si richiudono, 
il sole non risorge, la luna non è mai nata.
Incastri perfetti attraversano il caos,
invidia del bivio mancato, 
all'alba, risorgeranno nuovi istinti.
So vedere, abbastanza per poter toccare,
non lo realizzo, non me ne curo,
tutto si contrappone a quel che desideravo.
Sono un virtuoso illusionista, 
non cambio d'abito, non cambio pelle,
inerme, scelgo l'incanto per distruggermi.
Venti caldi si aggrovigliano,
ritornano viandanti mai desiderati, 
bastardi, offriranno solo mancanze.
Dopo, un altro sospiro.
Poi, venne l'alba.

Carne

Autosuggestione di un modo migliore.
Persi, virili, contagiati e creditori
si asservano in viscere congelate.

Vaste definizione dei pesi si squarciano,
attendendo in mutevoli vasche distanti.
Annegati, tendono la mano.

78

Fruscio, rottura.
Carattere pornografico, parlo con dio.
Lignaggio accecante, 
sorridere nel tempo,
scendere ad una fermata già vista in partenza.

Suoni che ricordano l'inequivocabile senso di morte.
Condizioni autoindotte,
violazioni autoindotte,
passioni autoindotte, devo fermarmi.

Creo.
Silenzio, cadenzati i pensieri
Rovina, 
nuova luce tra le spade (3).

Open Peer / Anagram #1

Organi



Istinto

Fortezza di legami abbandonati.
Colore che sappia di luce.
Nonostante il dubbio, si continua a scalfire.
Affari poco visibili, 
inerenti a quello che è stato fatto,
intrecciati con il puro bisogno di esserci.
Dimenticanze che si oppongono,
non hanno direzioni, non vogliono mostrarsi:
a quello che è il degenerante e improvviso sapere,
a quello che in pochi attimi tende ad elevarsi.
Per quanto si possa essere ignari
ci si ciba ossessivamente di luce,
in un casto e abituale ritmo che ne sancisce ogni speranza...
e di speranza si elegge il nostro abito,
fatto di scritture poco chiare,
lontane dal deformante istinto che osserviamo con stanchezza.
Debolezza che non aiuta ad allontanare.
Forza che può solo aiutare a coprire le ferite,
rimanendo pur certi di non infettare,
consapevoli nella speranza di non infettarsi.

Esperienza

Inerzia, lotta di numeri, 
soltanto pochi rintocchi che agitano le movenze.
Arreso, assaltato da intenti primordiali, 
forse è la paura del vuoto.
Viscerale, corrosivo, 
ricoperto da strati di gas minimali.
Cosciente, inerme,
lasciato a macerare in compagnia di qualche senso.
Accanito contro ogni direzione,
Saltuario, prova a vivere pensando.
Deprimente, sul baratro continua a muoversi nel dolore,
mancano i gesti che ne attutiscano l'estensione.

Mortale

Immagini dal passato, per ricordare forme di sabbia.
Invenzioni mai esistite, tutto riciclato, moralmente sbagliato.
Confusioni quadre, materie che non cedono al soffuso e cadenzoso invito.
Agglomerati confusionali ritrovano nuova vita.
Dopo, la trasmutazione, l'essere riconquistato, per dare sfogo a un nuovo rito.
Dolori non comprensibili, le uniche cose a rimanere hanno un suono misurabile.
L'unico dolore mai provato, deve avere nuova materia,
una materia insana, ansimante, tagliata, multiforme, visionaria.
Nulla di pensato, nulla di desiderato.
Conosco i passaggi per merito di altri.
Conosco le forme, mancano i riferimenti.
L'immortalità mi rimarrà estranea, troppo distante da quello che mi appartiene.

Memoria




Suono

Quanti passi mi precedono?
Il numero dei rumori mi confonde per contarli.
Se fossero sirene mi si aprirebbe il cuore,
timpani stanchi, isolati,
oltrepassati dal cemento, curiosi, eccentrici, volubili,
realizzati in ogni tempo.

Face F / Anagram #3

Liquido

Non c’è contrappeso che regga.
È inevitabile un giudizio infetto,
è inevitabile un pianto formale.
Pesi non coerenti ti uccidono,
si rivolgono al tuo scetticismo
giustificato dal peso delle tue lacrime.
Vivi con questa fatica di sentirti in vita.
Vivi con il rimpianto di quello che ti apparterrà.
Vivi con il segno che ti accantona.

Umor / Anagram #5

Art Snife / Anagram #2

Schema

Mite

Contenitore di fasi preliberatorie

Compromettersi, antineutralità, avere le palle per liberarsi dal peso del castrante limbo.
Antifecondità, abominevoli strutture che valgono per il ben pensare e pacifico resoconto quotidiano.
[morte statica!]
Creare problemi, avendo problemi, pensando a problemi che un estremo può comportare. 
[stanchi]
Liberarsi da un luogo, pensando al neutrale come base, il secondo passo è la scelta.
Cadardi, vili, neutrali, centristi, per il bene comune, per il proprio benessere ipocrita. 
[sfogo]
Il passo dove la tentazione ha più forza, siamo deboli creature piagnucolanti in cerca di qualcosa.
Ci guardiamo intorno come dei bambini persi in un supermercato, con occhi spalancati e quella voglia innata di piangere, perchè ci accorgiamo di essere in quel momento "soli", piangiamo per paura, per attirare l'attenzione sperando che qualcuno ci noti, noti il nostro malessere, o semplicemente piangiamo per liberarci dalle nostre ignobili nevrosi. 
[rassegnazione]
Cristo si compromette, uno dei due ladroni no, non sceglie il compromesso, annullerebbe la sua natura,
natura come terza fase di un incontro diabolico con il nostro super io.
Mantenere la costanza di essere vivi, attivi, antistaticità, scegliere valutando le tre fasi.
Mantenere la calma, il proprio controllo, il passo finale è la libertà.

Spirale

Non v'è mai un momento di puro abbandono.
Nessun trascorso potrà mai afferrarmi,
di sinuose e ondeggiate ossessioni
che il mio corpo rigetta di passione.

Vile e sconfitto mi accingo a immolarmi.
Nessun amore cercherà la mia completezza,
saranno solo istanti e memorie utili
a possedermi in un eterno sorriso.

Castrato di me stesso, oso attraversarmi.
Nessun gesto sarà così abbondante
quanto le urla nate da bianche periferie
che nessuno ascolterà se non vi è traccia di abbandono.

Il più grande sogno

C'è un uomo che assiste ad un omicidio.
E' sempre stato il suo più grande sogno, assistere ad un omicidio.
Ha da sempre desiderato di possedere quell'immagine di terrore e angoscia,
cercando in tutti i modi di immedesimarsi nella vittima.
Un giorno quell'immagine prese il sopravvento.
L'uomo che assistette all'omicidio si è suicidato.

Scala

Vivo con il mio corpo.
Sono il corpo che vive nel pianto.
Lentamente mi accosto alla morte divina,
lentamente salgo e godo nel precipitare.

Cerchi

Lamentarsi di un lamento ricercato,
sperimentato, sgraziato, mancante di nome.
Le ultime conferme sono dovute dal fatto.

Così come il nome, lo si ascolta quando è importante,
altrimenti lo si lascia accantonato, con gli altri nomi,
così è l'interesse nel lamento, una parentesi che non si accantona, 
non muore, non si rigenera ma percorre se stesso...

ed è in se stesso che trova la pace, nell'annientamento dell'altro,
il quale richiede la ricerca di un nuovo lamento.

Revisione

Placati amico mio, placati,
resisti e placati, continua il tuo lavoro.
Placati amico mio, reagisci,
resisti e reagisci, continua a placare.

Di uomini come te sono rari,
placati e reagisci, ora hai il sentore giusto.
Di segni come i tuoi sono rari,
placati e reagisci, non hai più dubbi.

Spigoli

Fino a che punto si può vomitare tradimenti? Una domanda che mi assilla da un po di tempo. Tradire qualcuno non è necessariamente un motivo valido per accaparrare gratuitamente l'assoluto benefecio del benessere di vita, potere nell'avere, Io ho, Io domino sul mio futuro, ma non domino il mio passato.
Diventa passato quello che ho perduto, concetto faustiano, passato come forma lontana dal nostro volere futuro. Quello che si perde non potrà più tornare indietro, non esistono modi per recuperare il contratto. Il sangue è una componente troppo importante, di arcano interesse, non bisogna sprecarne neanche una goccia. Firmiamo quello che ci sta più a cuore, per il potere, rigettiamo l'immagine ricordo del sangue nel passato, per il potere proposto dal nostro volere in proiezione a quello che siamo stati, il puro gusto del dominio sul mondo. Vomito primordiale, e ancora vomito.
Giustificazioni poco inerenti all'Atto. Amore per l'ossessione di sentirsi vivo, amare. Oggetto del desiderio: un foglio dov'è stata incisa la condanna che non avrà importanza per nessuno, è solo un foglio, è solo il passato. Del sangue ne facciamo anche a meno se abbiamo la conferma di quello che ci aspetta, conferma data dalla sola importanza di presenziare l'evento, niente di meno casuale che ci possa essere. Il sangue lo si mescola all'inchiostro, per imbastardire il nostro senso di colpa, per pura vigliaccheria nei nostri riguardi, il senso di colpa ci avvolge come un manto di pipistrelli vampiro, pronti a cibarsi, allegoria per errore di vivere nel passato.
Iniziamo a tagliare i mezzi che ci appesantiscono, lasciamoli strascicare su un terreno straordinariamente fecondo, per un po, fino a distaccarci completamente, infine far finta di non badare d'aver perso il peso morto che portavamo con fatica, o meno, con disonore, rimaniamo perfettamente nei termini contrattuali.
Un dolore che non si sopporta, abbandonato come un vecchio straccio, su un terreno fertile, agisci, crea la tua nuova immagine d'odio e ricalca tutto te stesso fino a scomparire, sfregandoti contro una grossa pietra, l'unica pietra che si può trovare in quel terreno, lasciata li appositamente per i visitatori incauti, masochisti e fastidiosi. 
Libera il tuo dolore ora, cosa aspetti? Altro odio? In questo caso hai la possibilità di far crescere l'odio più grande che tu possa immaginare in quel terreno così fertile da innamorarsene. Ora sei pronto nuovamente ad innamorarti.

Nostro


Esseri ignari, consapevoli del vostro vivere,
inopportuni e sevizianti vipere, assorbite il nostro sapere.

Vi disprezzo ora:
non ho nulla da rendervi,
nulla da insegnarvi,
nulla che sia degno di quello che potremmo condividere.

Voi esseri mutilati, ignobili, fossilizzanti, deplorevoli e ingrati.
Dirigete nel nostro sapere il vostro orgoglio da mortali.
Vi odio, quindi vivo.