Immagini

Respirano i segnali,
si avvertono nell’ospite,
distante nei processi
ed arido nell’agire.


Convincono le gioie,
amare e convertite,
rielaborano i passaggi
già nell’oltre dimenticati.


Ridondanti oscillazioni,
bandiscono nuove leve,
cavalcheranno sui poemi
con equilibrio forsennato.


Esclusi i disincanti
di visioni implantate,
nient’altro di assoluto
per il volto dell’addio.

Check-Up

Guaine di reietti molestati.
Infinite somme giustificate.
Corsie urlanti in disuso affanno
già proiettano il tocco del tempo baciato.

Passanti di orizzonti guadagnati e severi,
simulate erosioni già viste in un passato,
per giungere cauti in un nulla mondano
mentre il resto è in attesa del morbido declino.

Servili, radianti e operosi talenti.
Carezze che passano inattese e mutanti,
memorie intrecciate al dubbio infame gioco
che su forme decostrutte si giova ormai sereno.

Rinascono nuovi sguardi fluidificati e collaudati:
in quel vuoto ricercato non si avranno più pretese.

Decostruzione

Dopodiché si gettò in un’abisso senza fine, con l’intento di prolificare altre mancanze scartate nell’instante in cui venne al mondo. 
Cigolii di ingranaggi invecchiati e sottoposti a un pesante contrasto, il buio e il verde di alberi del passato, alberi cresciuti fieri e rigogliosi durante i periodi in cui riconobbe del vero amore.


“Proverò, ora, a destabilizzare i miei movimenti. Ora, nel vuoto riconosco la mia vita”.


Non riconoscendo altri bivi, utilizzò l’unica strada per cadere più in alto, il soffio di una tempesta bollente lo scaraventò oltre i secolari paesaggi rocciosi che arrogavano impazienti il suo passaggio in quello che era il bramato cibo della rinascita.
Sorpassò la luce accecante a cui fu sottoposto per tutti quei lunghi respiri soffocati, superò l’ingresso prendendosi gioco della terra e con il suo vero nome sorrise al vento che lo accompagnò lungo le sue ordinarie scelte.
Rinchiuse se stesso in un bozzolo accogliente e da li attese il ritorno degli istinti.

Grazie

“Regredisci, immorale squallida pietra esamine.
Di tutti i tuoi riguardi ne faccio anche a meno.
Sono viva per miracolo che tu sia già caduto,
ora vedo più colori di quanti tu me ne abbia dati”.


“Grazie per il perdono, mi hai concesso altre vite,
chiedo scusa al tuo signore, avrò perso altre strade
nel frattempo ho ritrovato solo altro odio bianco,
e per te non c’è più nulla, mio dolce martirio eterno”.


“Immonda spazzatura, lacrimi e non ti accorgi di essere già morto,
guardati bene, non hai più occhi per capire, quanto c’è di male
nell’essere te stesso, odiati e supplicami, odiati e elogiami,
sono la tua dea, hai bisogno del mio cuore, hai bisogno di te”.


“Io amo il mio cuore, amo l’esistenza in se e non odio l’atto,
amo il mio charma che mi ha portato a diventare altro,
odio le ferite che tendono a riaprirsi, odio il tuo cuore che non ha difese”.


“Rinnegati e sii coscienzioso, attendimi in eterno e ne avrai la prova
della tua inutile esistenza, non sarai più niente mio riluttante suddito delle fogne,
non varrà più niente che non sia valso dalla tua nascita, volgare ciarlatano di idee confuse, taci!”.


“Non ho mai cominciato a parlare, non ho mai smesso di vivere, mi cibo di coerenze, mi abbandono al vero istinto, amo il mio cuore”.

Metraggi

Guardare dall'esterno soffermandoci sull'odio,
elogiati da innocenze, raccogliamo solo scarti,
una pena dopo l'altra, ci avvarremo di riguardi,
che malgrado l'esistenza ne vediamo l'estinzione.


Cadranno i mille campi, una volta assecondati,
su proteici sobborghi miti e marci per miseria,
le cui lotte ci rimandano a quel che ancora respiriamo,
realizzati, lo vivremo su dei volti già segnati.


Volti stanchi e prematuri, già drogati dall'istinto,
si rievocano in vie aspre di passioni non curate,
intravediamo solo i suoni che richiamano gli intenti
e dai rintocchi di una frusta ne attendiamo il perdono.