Nel secondo sguardo: tre anfibi, una corona che si succede da padre in figlio, il figlio viene a mancare per un grave incidente di percorso, le vene dei suoi sogni esplodono, diventa carne e rimane sotterrato all’interno di un frigorifero ancora collegato alle speranze di una cascina abbandonata. Il primo anfibio giocherà una parte importante per la precedente madre terrena, diverrà carne e continuerà il ciclo del papa operato al basso ventre. Tutto avrà una sottile linea di pensiero settecentesco senza pause e ripensamenti.
Nel terzo sguardo: due santi si osservano e cigolano lentamente verso un chiosco statico, ruote forate e un destino da atleta per il guardiano, viene indicato ripetutamente da alcuni passanti e dallo zio, figura chiave che da anni occupa un ruolo di primario interesse per le industrie farmacologiche circostanti. Fogli strappati e una cappa di fumo che annebbia i ricordi. Tutto riaffiora nuovamente.
Nel quarto sguardo: per qualche ora non succede nulla di rilevante, solo un evento di poco conto interrompe la messa inscena, un liquido amalgama le vite degli abitanti sopravvissuti all’indicente domestico del momento prima. Si ritorna in piccionaia, due vigili fischiano a una donna sudata, nessun imbarazzo se non per le uova schiuse qualche ora dopo, niente viveri, niente acqua, solo uno schermo rotto. L’imbarazzo aumenta quando il coperchio del locale si frantuma, evaporando cerca di far leva sulla sua saggezza controbattendo “Nessun uomo è in realtà sociale”. Da premettere che l’azione si svolge mentre tenta di pagare il biglietto d’uscita. Due indigeni rimangono inevitabilmente imbarazzati mentre osservano un camice da chirurgo taglia xxxl abbandonato su una poltrona.
Nel quinto sguardo: si ritorna al presente, una tavola imbandita di frutta secca e una bottiglia di vino vuota. Una signora anziana riavvolge il nastro utilizzando la sua giovinezza, qualche perla di saggezza da parte del passante fa ricordare che non ‘fa mai male’. Un saluto, un bacio, un abbraccio e una stretta di mano, pacca sulla spalla e un dito che indica un tempo, le lancette esistono solo per metà e familiarizzano facilmente con i loro vicini di cuccia. Alex e Xela si presentano a uno specchio, sono vicini da una vita e mezza, l’altra metà l’hanno trascorsa in sala montaggio, cercando di capire da dove provenisse il loro zio preferito mancato qualche giorno prima.
Nel sesto sguardo: una beffa dopo l’altra i segnali di raggruppano in un candido e luminoso segnale, è il segno di quelle esperienze che non mancheranno ai due passanti, cercando di far leva sulla luce, il segnale afferra per mano la donna sudata e raggiunge l’uscita. Vicino alla loro rigogliosa margherita, che un tempo impartiva lezioni di atteggiamento solidale, troviamo un coraggioso e sudato burattino accompagnato da una gruppo affiatato di sette sodomiti ricuciti per l’occasione, qualche istante dopo tutto avrà inizio. Uno scriba, un cameriere scostumato che fa abbondante uso di ciniche metafore e una brava persona che tenta di vivere camminando sul cornicione di un’appartamento ricostruito quarantadue anni prima utilizzando materiali di scarto.
Poco da collegare, molto da fare per mangiare.
