Ieri

“Siete pregati di rendere nota a uno dei più grandi comunicatori della storia”. Frasi dette li per li, come se realmente qualcuno dovesse render nota a qualcun'altro per qualcosa che non realizzerà mai. Metodi per sviluppare il senso di colpa altrui e osannare sistematicamente il proprio ego avvilito dalle intemperie del quotidiano, terapie in grado di smuovere matasse di pensieri arrugginiti e promuovere irritanti terrorismi paradossali.
Qualcuno pensava a mandare avanti le cose utilizzando teoremi troppo lontani da un contesto contemporaneo nel quale stentavamo a respirare, troppo confuso, dove l’ipocrisia aveva ormai raggiunto il massimo storico nei più svariati campi di diffusione della propria ragione: “Ci sono anch’io”, si sentivano frasi del genere in quei convegni, dove si sapeva benissimo che nessuno avrebbe dato conto a nessun’altro, erano li che indossavano vestiti firmati da loro stessi, solo per apparire, autorappresentarsi nel modo più giusto e ponendo al centro di tutto il loro indiscutibile gusto.
Ognuno contribuiva con del suo, dando sfogo a tutti i colori della propria creatività, lasciata rinchiusa in quegli scatoloni di cemento avvolti da uno strato di ‘Sperimentazione formale’ per troppo, troppo tempo.
Erano gli anni delle esagerazioni, degli eccessi per via di una scatenata riformazione delle menti, erano tutti certi che si potesse trovare un modo migliore per scavalcare il problema più angusto che ripetitivamente intralciava l’ordine della ricerca.
Ad ogni pausa, tra un dialogatore illuminato e l’altro, qualcuno si alzava per chiedere dove fosse il bagno, per tutti noi era molto difficile memorizzare il tragitto tra i due ambienti, il bagno e la sala congressi. Dovevamo percorrere vie poco convenzionali, passaggi segreti, corridoi lunghissimi poco illuminati, molto spesso i corridoi assumevano una forma a zig e zag ed erano illuminati da luci intermittenti. Era tutto sofisticatamente confuso, faticavamo a ritornare al nostro posto in tempo per riformarci, in maniera disciplinata, a quella sacra comunione di pensieri.
Molti erano rappresentati di varie aziende specializzate in ‘costruzioni di nuovi linguaggi’, altri si trovavano li solo per curiosità. Non si è mai saputo con certezza cosa cercassero quei personaggi venuti solo per curiosare, ma erano pronti a dare supporto e calore fisico a chi ne avesse bisogno, probabilmente furono chiamati a presidiare da qualcuno dei piani alti. Visto che il riscaldamento non funzionava da anni (forse non ha mai funzionato o non sarà mai stato attivato) ci saremmo dovuti ritrovare nuovamente in un posto gelido dove discutere dei nostri piani futuri, per fortuna quell'anno vennero in nostro aiuto quei personaggi curiosi che fungevano da caloriferi umani, probabilmente trattenerli li costava meno di una riparazione all’impianto di riscaldamento o di una bolletta.

Si badava molto alla cura dei particolare in quella sala, ogni postazione era addobbata di computer portatile con collegamento a intranet e una bottiglietta da 33 cl di acqua, lievemente frizzante, ottimo per venire incontro ai gusti di tutti, un giusto compromesso, come giusto era il modo in cui si comunicava, quando qualcuno era li a parlare, i computer traducevano nella lingua selezionata dall’utente, l’utente era così in grado di seguire in maniera chiara e semplice tutto il convegno ascoltando la traduzione attraverso le cuffie collegate al computer. In questo modo nessuno avrebbe dovuto più preoccuparsi di conoscere alla perfezione una lingua. Molti smisero di sudare freddo come quando fingevano di comprendere tutto quello che un loro collega arabo o cinese diceva.
Erano molto attenti anche all’estetica li dentro, le pareti di color rubino erano esattamente abbinate al pavimento, i materiali riflettevano quel tanto di luce da far sembrare tutto l’ambiente straordinariamente lussuoso e carico di un magico alone ipnotico, non so se quell’alone fosse solo il frutto della mia immaginazione o se ci fosse realmente, fatto sta che quando iniziavo a vedere quell’alone capivo che avrei dovuto prendermi una pausa, magari andando in bagno.

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